Dal 2026 la flat tax per i nuovi residenti salirà da 200.000 a 300.000 euro annui, con la quota per i familiari che passa da 25.000 a 50.000 euro.
Una modifica che non cambia la sostanza di un regime che, dal 2017, ha reso l’Italia una delle mete fiscali più interessanti d’Europa per imprenditori, manager e investitori internazionali.
Un modello che funziona
Introdotto otto anni fa, il regime dei neo-residenti consente a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia – dopo essere stato all’estero per almeno nove degli ultimi dieci anni – di pagare un’imposta sostitutiva sui redditi esteri, anziché le aliquote ordinarie.
Una formula chiara, che ha saputo coniugare competitività fiscale e attrattività del sistema Paese.
Secondo i dati più recenti, nel 2022 oltre 37.000 persone hanno trasferito la residenza fiscale in Italia, e circa 1.000 contribuenti hanno aderito alla flat tax dei “paperoni”.
Numeri che collocano il nostro Paese al secondo posto in Europa per numero di miliardari residenti, dietro solo alla Germania, e al settimo a livello mondiale.
Le ragioni del successo
Diversi fattori spiegano la forza di questo regime:
– la possibilità di versare un’imposta fissa sui redditi esteri, ancora vantaggiosa anche a 300.000 euro per chi dispone di patrimoni rilevanti;
– l’assenza di imposte di successione sui beni detenuti all’estero;
– la possibilità di svolgere attività lavorativa in Italia;
– e, naturalmente, la qualità della vita, il clima e la ricchezza culturale che il nostro Paese offre.
Un ruolo importante è stato giocato anche dal contesto europeo: il Regno Unito ha abolito il regime “non-dom”, il Portogallo ha ridotto le proprie agevolazioni e la Svizzera si trova sotto crescente pressione politica interna.
In questo scenario, l’Italia è riuscita a distinguersi, offrendo un quadro fiscale competitivo in un contesto di elevata qualità di vita.
Un passaggio che richiede accompagnamento
Trasferire la residenza fiscale in un nuovo Paese è una decisione complessa, che tocca aspetti legali, patrimoniali e successori.
Avere al proprio fianco una struttura in grado di coordinare questi passaggi è fondamentale.
In questo senso, ho la fortuna di poter contare – all’interno del nostro gruppo – su una struttura dedicata in Lussemburgo, punto di riferimento nella consulenza ai neo-residenti e nella gestione dei patrimoni internazionali.
Un supporto prezioso che consente di accompagnare i clienti lungo tutto il percorso di trasferimento, assicurando continuità, efficienza e una visione patrimoniale globale.
In conclusione
L’Italia si conferma una destinazione di primo piano per chi desidera unire fiscalità competitiva, qualità di vita e opportunità di investimento.
Il regime dei neo-residenti continua a rappresentare un punto di forza della nostra attrattività economica, e con un’adeguata pianificazione può trasformarsi in una scelta strategica di grande valore nel tempo.
