La previdenza rappresenta ormai da anni uno dei temi centrali nella pianificazione finanziaria e patrimoniale. Tuttavia, un aspetto rimane spesso sottovalutato: l’impatto che il sistema pensionistico avrà sulle donne. L’analisi dei principali dati disponibili evidenzia uno scenario più complesso rispetto a quello maschile, frutto di dinamiche sociali, professionali e reddituali che si riflettono direttamente sull’assegno futuro.
Le proiezioni ufficiali mostrano come, nei prossimi anni, i tassi di sostituzione tenderanno a ridursi in modo significativo: per i lavoratori dipendenti il valore medio previsto è intorno al 60%, per autonomi e professionisti livelli ancora più bassi. Già questo rende chiaro quanto sia necessario intervenire con una pianificazione previdenziale mirata. Se si guarda al mondo femminile, però, emergono ulteriori criticità.
Un primo elemento strutturale riguarda il divario retributivo. Pur essendo diminuito nel tempo, permane una differenza salariale tra uomini e donne che si traduce in minori contributi versati e in un montante accumulato inferiore. Anche una differenza percentuale contenuta, se protratta per tutta la carriera, finisce per incidere in modo significativo sulla pensione futura.
Il secondo fattore, ancora più rilevante, riguarda la discontinuità professionale. I dati confermano come, in media, le donne abbiano tassi di occupazione più bassi e carriere più brevi. Le interruzioni lavorative – dovute a periodi di cura familiare, transizioni occupazionali, maternità o impieghi non continuativi – generano “vuoti contributivi”. Anche quando alcuni periodi sono coperti da contribuzione figurativa, questi non incidono sulla crescita del montante e non compensano la mancanza di versamenti pieni.
Il risultato è già evidente nelle pensioni oggi erogate: l’importo medio percepito dalle donne risulta sensibilmente inferiore rispetto a quello degli uomini, con uno scarto nell’ordine di un quarto del valore. Un divario che rischia di ampliarsi guardando alle generazioni più giovani, destinate a un sistema integralmente contributivo.
In questo contesto, la variabile tempo diventa decisiva. Agire con largo anticipo consente di trasformare anche piccoli accantonamenti in un capitale previdenziale significativo grazie alla capitalizzazione nel lungo periodo. Pianificare per tempo permette inoltre di compensare, almeno in parte, le criticità strutturali che caratterizzano molte carriere femminili.
Il tema non riguarda più soltanto giovani e lavoratori autonomi, ma coinvolge in modo diretto tutte le donne, indipendentemente dalla professione o dalla fase di vita. L’educazione finanziaria e la consapevolezza previdenziale assumono quindi un ruolo centrale: conoscere il proprio percorso contributivo, valutare strumenti integrativi adeguati e monitorare nel tempo la propria posizione sono passaggi fondamentali per garantire una maggiore sicurezza economica futura.
Promuovere questa consapevolezza significa contribuire a colmare un divario che non è solo economico, ma anche culturale e sociale. E rappresenta un passo essenziale verso una reale emancipazione finanziaria, condizione imprescindibile in un contesto di crescente longevità e in un mercato del lavoro ancora caratterizzato da evidenti differenze di genere.
