Guida al Fondo di Tesoreria INPS: Novità 2026


La materia previdenziale è, per sua natura, complessa e spesso poco trasparente per chi non opera quotidianamente nel settore.
Tra i numerosi temi che generano dubbi e interpretazioni errate, uno in particolare continua a essere sottovalutato: il Fondo di Tesoreria dell’INPS.

Le novità introdotte dalla Legge Finanziaria 2026 rendono oggi questo argomento ancora più rilevante, sia per i lavoratori dipendenti sia per gli imprenditori. Per questo motivo è utile fare chiarezza sul funzionamento del Fondo, sul suo ruolo effettivo e sulle implicazioni future.


Cos’è il Fondo di Tesoreria INPS e perché è nato

Il Fondo di Tesoreria viene istituito nel 2007 nell’ambito della riforma della previdenza complementare.
La normativa prevede che il lavoratore dipendente, entro sei mesi dall’assunzione, scelga se:

  • destinare il proprio TFR a una forma di previdenza complementare;
  • oppure lasciarlo fuori dai fondi pensione.

In questo secondo caso, tuttavia, il TFR non rimane sempre in azienda.
Se il datore di lavoro occupa 50 o più dipendenti, le quote di TFR maturando devono essere trasferite all’INPS e confluiscono in un apposito conto di Tesoreria, come previsto dalla legge 296/2006.


Una funzione dichiarata… e una implicita

L’obiettivo ufficiale del Fondo era evitare che le aziende più strutturate potessero “trattenere” il TFR dei lavoratori come forma di autofinanziamento, disincentivando l’adesione alla previdenza complementare.

Ma nel tempo è emersa una seconda funzione, meno esplicita ma estremamente rilevante:
le risorse conferite al Fondo di Tesoreria sono entrate a copertura del bilancio pubblico.

Dal 2007 al 2024 sono confluiti nel Fondo oltre 100 miliardi di euro.
Una parte è stata restituita sotto forma di liquidazioni, ma decine di miliardi sono stati utilizzati per finanziare la spesa pubblica corrente.


Perché il TFR in INPS viene usato come “risorsa pubblica”

La spiegazione è contabile, ma decisiva.

  • Il TFR lasciato in azienda è un debito verso il lavoratore.
  • Il TFR trasferito al Fondo di Tesoreria INPS diventa un’entrata di bilancio pubblico.

In altre parole, una volta confluite nel Fondo, queste somme non sono più trattate come passività, pur rappresentando un impegno futuro nei confronti dei lavoratori.
Formalmente non entrano nel debito pubblico, ma di fatto lo sono.


Le novità della Legge Finanziaria 2026

La Manovra 2026 introduce un cambiamento strutturale:
l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria viene esteso a molte più imprese.

In sintesi:

  • fino a oggi, per le aziende nate dopo il 2006, la soglia dei 50 dipendenti veniva verificata solo nell’anno di avvio;
  • dal 2026, se la soglia viene superata negli anni successivi, l’obbligo scatterà comunque.

Inoltre, la soglia dimensionale verrà progressivamente ridotta:

  • 60 dipendenti nel biennio 2026–2027;
  • 50 dipendenti negli anni successivi;
  • oltre 40 dipendenti dal 2032.

Il risultato è chiaro: sempre più TFR confluirà verso l’INPS, riducendo l’autonomia finanziaria delle imprese e limitando le alternative per i lavoratori.


Il messaggio per i lavoratori dipendenti

Chi non destina il TFR alla previdenza complementare deve essere consapevole che:

  • il TFR potrebbe non restare in azienda;
  • non viene investito né valorizzato finanziariamente;
  • contribuisce alla spesa pubblica corrente;
  • offre rendimenti inferiori rispetto alla media storica della previdenza complementare.

Il TFR rappresenta uno dei capitali più importanti per la fase post-lavorativa.
Lasciarlo in un contenitore che non nasce per farlo crescere è una scelta che merita consapevolezza.


Il messaggio per imprenditori e aziende

Dal punto di vista aziendale, il TFR resta sempre un debito verso il lavoratore.
Non è una risorsa libera e, con l’estensione dell’obbligo di versamento all’INPS, non sarà più nemmeno una leva di autofinanziamento.

La previdenza complementare consente invece di:

  • ridurre il debito implicito legato al TFR;
  • beneficiare di vantaggi fiscali e contributivi;
  • migliorare l’equilibrio finanziario nel tempo;
  • ottenere un beneficio economico complessivo che può superare il 10% del TFR annuo maturato.

Conclusione

La Legge Finanziaria 2026 rende evidente un punto chiave:
non scegliere equivale comunque a scegliere, spesso a favore dello Stato e non del lavoratore o dell’impresa.

In un contesto di crescente pressione sul sistema pubblico, il TFR e la previdenza complementare diventano strumenti centrali di pianificazione, non semplici adempimenti.