Quando si parla di investimenti, una delle prime domande che sento fare è:
“Qual è lo strumento migliore in questo momento?”
Un ETF? Un’obbligazione? Un certificato?
È una domanda comprensibile. Ma, secondo me, arriva troppo presto.
Prima di scegliere uno strumento finanziario dovremmo chiederci qualcosa di molto più importante:
“A cosa dovranno servire questi soldi?”
Perché un portafoglio non dovrebbe essere una semplice collezione di prodotti. Dovrebbe essere un progetto nel quale ogni componente svolge una funzione precisa.
È con questa logica che considero tre strumenti molto diversi tra loro: ETF, certificati d’investimento e obbligazioni organizzate attraverso il bond laddering.
Tre strumenti. Tre lavori diversi.
Prima gli obiettivi, poi gli strumenti
Immaginiamo due persone con lo stesso capitale.
La prima potrebbe aver bisogno di una parte di quel denaro tra tre anni. La seconda potrebbe investire con un orizzonte di quindici o vent’anni.
Anche se il capitale iniziale fosse identico, difficilmente avrebbe senso costruire per entrambe lo stesso portafoglio.
Il tempo cambia tutto.
Per questo, prima di parlare di prodotti, considero soprattutto tre elementi:
gli obiettivi, l’orizzonte temporale e il rischio che può essere sostenuto.
Solo successivamente gli strumenti finanziari possono essere inseriti all’interno di questa architettura.
ETF: partecipare alla crescita nel tempo
Gli ETF possono rappresentare una componente importante della parte del patrimonio destinata alla crescita.
Consentono di costruire esposizioni molto diversificate a mercati azionari e obbligazionari, aree geografiche, settori o specifici temi d’investimento, generalmente con costi contenuti e con una struttura relativamente semplice da comprendere.
Ma il punto fondamentale non è scegliere semplicemente “un buon ETF”.
È stabilire quanto rischio azionario sia coerente con il tempo disponibile.
Un capitale che potrebbe servire tra due anni non dovrebbe essere trattato nello stesso modo di un capitale destinato a un obiettivo tra vent’anni.
La volatilità, infatti, cambia significato quando cambia l’orizzonte temporale.
Nel breve periodo può rappresentare un problema.
Nel lungo periodo può essere una componente inevitabile del percorso necessario per cercare crescita reale del capitale.
Per questo considero gli ETF soprattutto come uno dei motori della componente di crescita del portafoglio, da dimensionare in funzione degli obiettivi e non delle previsioni sul mercato dei prossimi mesi.
Certificati: costruire profili differenti di rischio e rendimento
Non tutto il capitale deve necessariamente avere lo stesso comportamento.
I certificati d’investimento possono essere utilizzati, in determinate situazioni, per costruire esposizioni con caratteristiche di rendimento e protezione definite a priori.
Esistono strutture molto differenti tra loro e proprio per questo è fondamentale comprenderne bene il funzionamento, i rischi, le condizioni previste e il rischio dell’emittente.
Un certificato non è automaticamente più prudente di un ETF e non rappresenta necessariamente un’alternativa all’investimento azionario.
È semplicemente uno strumento diverso, al quale può essere affidato un compito diverso.
La domanda da porsi, quindi, non dovrebbe essere soltanto:
“Quanto può rendere?”
Ma soprattutto:
“Quali condizioni devono verificarsi per ottenere quel rendimento e quale rischio sto assumendo?”
È una distinzione apparentemente semplice, ma cambia profondamente il modo di valutare un investimento.
Bond laddering: trasformare le scadenze in un calendario
C’è poi una parte del patrimonio per la quale l’obiettivo principale potrebbe non essere massimizzare la crescita, ma programmare nel tempo la disponibilità del capitale.
Qui entra in gioco il concetto di bond laddering.
Il principio è intuitivo.
Invece di concentrare tutto il capitale obbligazionario su una sola scadenza, lo si distribuisce su più scadenze progressive.
Per esempio:
1 anno → 2 anni → 3 anni → 4 anni → 5 anni
Ogni anno una parte delle obbligazioni arriva a scadenza e il capitale torna disponibile.
A quel punto può essere utilizzato per le necessità previste oppure, se non serve, reinvestito su una nuova scadenza.
Si crea così una sorta di scala temporale del patrimonio.
Il vantaggio concettuale è importante: non è necessario concentrare tutte le decisioni sulla previsione di dove saranno i tassi tra sei mesi o un anno.
Il tempo stesso diventa parte della strategia.
Tre strumenti, tre funzioni
A questo punto la struttura complessiva diventa più chiara.
ETF → crescita e diversificazione nel tempo
Certificati → costruzione di specifici profili di rischio/rendimento
Bond laddering → programmazione delle scadenze e della disponibilità del capitale
Naturalmente non esiste una percentuale universale da attribuire a ciascuna componente.
Per alcune persone una determinata funzione potrebbe essere predominante; per altre potrebbe essere marginale o addirittura non necessaria.
Ed è proprio questo il punto.
Il portafoglio dovrebbe adattarsi alla vita della persona, non la persona al portafoglio.
Il vero portafoglio nasce prima degli strumenti
Siamo abituati a osservare continuamente mercati, tassi d’interesse, indici azionari e previsioni economiche.
Sono informazioni importanti.
Ma rischiano di farci dimenticare che molte delle decisioni finanziarie più importanti non dipendono da ciò che farà il mercato domani.
Dipendono da ciò che dovremo fare noi nei prossimi anni.
Comprare una casa.
Integrare la pensione.
Sostenere gli studi dei figli.
Proteggere una parte del patrimonio.
Costruire capitale per il futuro.
Affrontare un passaggio generazionale.
Quando gli obiettivi diventano chiari, anche gli strumenti iniziano ad avere un significato diverso.
Non sono più prodotti da accumulare.
Diventano pezzi di un progetto.
Ed è forse questa la domanda più utile da farsi osservando il proprio portafoglio:
se domani togliessimo il nome di ogni prodotto finanziario, sapremmo spiegare quale compito svolge ciascuna parte del nostro patrimonio?
Se la risposta non è immediata, forse il primo passo non è cercare un nuovo investimento.
È tornare a chiedersi perché stiamo investendo.
Le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità esclusivamente informative ed educative e non costituiscono una raccomandazione personalizzata o una sollecitazione all’investimento. Gli strumenti finanziari comportano rischi e devono essere valutati in relazione alle caratteristiche, agli obiettivi e alla situazione del singolo investitore.
