Stiamo già spendendo un’eredità che non abbiamo ancora ricevuto?

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Può sembrare una provocazione.

Eppure una ricerca pubblicata da Banca d’Italia nel 2026 mette in luce un fenomeno molto interessante: la semplice aspettativa di ricevere un’eredità può influenzare le nostre decisioni economiche prima ancora che quel patrimonio diventi realmente nostro.

Lo studio, dedicato proprio al rapporto tra aspettative di eredità e comportamento delle famiglie, evidenzia un’associazione con tre fenomeni:

📈 maggiori consumi
💰 minore propensione al risparmio
💳 maggiore probabilità di indebitarsi per finanziare i consumi

È un risultato interessante perché ci ricorda una cosa spesso sottovalutata.

Le nostre decisioni finanziarie non dipendono soltanto da quanto possediamo oggi. Dipendono anche da quanto pensiamo di possedere domani.

Quando il patrimonio entra prima nella nostra testa che nel nostro conto

Immaginiamo una situazione piuttosto comune.

Una famiglia possiede la propria abitazione, alcuni risparmi e un reddito che consente di mantenere un determinato tenore di vita.

I genitori, ormai anziani, possiedono però uno o più immobili, investimenti e disponibilità finanziarie.

I figli sanno che, prima o poi, una parte di quel patrimonio potrebbe passare a loro.

Non è ancora successo nulla.

Eppure quell’aspettativa può già modificare il modo in cui vengono prese alcune decisioni.

“Possiamo permettercelo.”

“Un domani arriverà la casa dei genitori.”

“Tra qualche anno avremo comunque quel patrimonio.”

Non significa necessariamente essere irresponsabili.

È semplicemente un meccanismo umano: tendiamo a incorporare nelle nostre decisioni presenti anche le aspettative sul futuro.

Ed è qui che nasce il problema.

Un’eredità attesa non è ancora patrimonio

Tra ciò che immaginiamo di ricevere e ciò che effettivamente riceveremo possono esserci molti anni e molte variabili.

🏠 Un immobile può cambiare valore.

👵 I genitori potrebbero aver bisogno di utilizzare una parte importante del patrimonio per sostenere il proprio tenore di vita o affrontare esigenze assistenziali.

👨‍👩‍👧‍👦 Le dinamiche familiari possono cambiare.

📜 Le modalità con cui il patrimonio verrà trasferito potrebbero essere differenti da quelle immaginate.

⏳ E soprattutto, nessuno conosce con precisione i tempi.

Per questo esiste una differenza enorme tra patrimonio atteso e patrimonio disponibile.

Il primo appartiene alle nostre aspettative.

Il secondo può realmente sostenere le nostre decisioni.

L’Italia sta entrando nell’era del grande passaggio generazionale

Questo tema diventerà probabilmente sempre più rilevante.

Banca d’Italia ha evidenziato come nei prossimi anni siano attesi rilevanti trasferimenti intergenerazionali di ricchezza, anche per l’ingente patrimonio accumulato dalle fasce più anziane della popolazione.

E il patrimonio delle famiglie italiane ha una caratteristica particolare: una parte significativa è rappresentata dagli immobili.

Questo significa che nei prossimi anni moltissime famiglie si troveranno davanti a decisioni che non riguarderanno soltanto una successione.

Dovranno decidere cosa fare di una casa ricevuta in eredità.

Se venderla o conservarla.

Come dividere il patrimonio tra più eredi.

Come gestire eventuali differenze tra beni immobili e attività finanziarie.

Come trasformare un patrimonio costruito da una generazione in qualcosa che possa essere utile anche alla successiva.

Ereditare, quindi, non significa semplicemente ricevere. Significa anche decidere.

C’è poi un secondo rischio, meno evidente

Se una persona costruisce il proprio futuro facendo affidamento sull’eredità, può essere portata a risparmiare meno oggi.

Ed è probabilmente questa la parte della ricerca che merita maggiore riflessione.

Perché 100.000 euro costruiti attraverso vent’anni di risparmio e 100.000 euro ricevuti improvvisamente in eredità sono identici dal punto di vista matematico.

Ma potrebbero essere molto diversi dal punto di vista psicologico.

Nel primo caso conosciamo perfettamente il percorso necessario per costruirli.

Nel secondo possiamo percepirli come una ricchezza “arrivata”.

E il modo in cui percepiamo il denaro influenza inevitabilmente anche il modo in cui lo utilizziamo.

Forse dovremmo separare due patrimoni

Quello che abbiamo costruito.

E quello che forse riceveremo.

Il primo dovrebbe essere alla base della nostra pianificazione: risparmio, previdenza, investimenti, protezione e obiettivi di lungo periodo.

Il secondo, quando e se arriverà, potrà rappresentare una possibilità in più.

Non il presupposto necessario affinché i nostri progetti funzionino.

Perché una buona pianificazione dovrebbe essere sufficientemente solida da funzionare anche senza eventi favorevoli che non possiamo controllare.

Ed è per questo che, dopo aver letto questa ricerca, credo che la domanda più interessante non sia:

“Quanto erediterò un giorno?”

La domanda è un’altra:

“Le decisioni finanziarie che sto prendendo oggi sarebbero le stesse se sapessi che quell’eredità non arriverà?”

Se la risposta cambia, forse abbiamo già iniziato a spendere — almeno mentalmente — un patrimonio che ancora non possediamo.

📚 Fonte: Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza, n. 1032, luglio 2026.